Questo incapace parla di "difesa dei confini", riuscendo ad insultare con tre parole nell'ordine:
- chi ha veramente "difeso" i confini, al prezzo della vita;
- chi cerca scampo da guerre, regimi totalitari, povertà, fame;
- chi cerca di salvare gente che attraversando il Mediterraneo con mezzi di fortuna mette a rischio la sua vita;
- l'intelligenza di chi legge queste stronzate;
- il luogo in cui pronuncia un discorso pieno di falsità;
- le istituzioni.
Ma poi me lo vedo, lo sprezzante capitano de 'sto cazzo, difendere il suolo natio da orde di bambini denutriti, stanchi ed impauriti.
Ipocrisie, malfunzionamenti e difetti del mondo in cui viviamo.
Disclaimer: potrei non essere più d'accordo con parole e pensieri da me espressi prima di oggi.
mercoledì 12 febbraio 2020
venerdì 7 febbraio 2020
Sui prezzi dei libri
Il Senato ha approvato all'unanimità la legge sul sostegno alla lettura. Raramente l'unanimità ha fatto approvare provvedimenti utili, ed anche in questo caso le cose non sono andate in modo diverso. La cosa più curiosa è che il "sostegno alla lettura" si vorrebbe ottenere con la riduzione degli sconti massimi possibili sul prezzo dei libri. Quindi facendo pagare di più i libri si sostiene la lettura. Mi chiedo il motivo per cui non si impone un prezzo minimo di 50€ a libro, indipendentemente da qualsiasi altro parametro.
Questo provvedimento dimostra, se mai fosse ancora necessario, che nel 2020 editori e legislatori non hanno ancora capito il motivo per cui Amazon prospera e continuerà a prosperare.
Ma ci sono ampi margini per peggiorare le cose.
Questo provvedimento dimostra, se mai fosse ancora necessario, che nel 2020 editori e legislatori non hanno ancora capito il motivo per cui Amazon prospera e continuerà a prosperare.
Ma ci sono ampi margini per peggiorare le cose.
giovedì 6 febbraio 2020
Dubbio.
Leggo questa notizia e provo a cercare riscontri nella stampa internazionale, ma non ottengo risultati apprezzabili sia usando i nomi dei protagonisti (Abdul Jabbar e Huma Younus), che quelle dei due giudici (Muhammad Iqbal Kalhoro e Irshad Ali Shah), che quello dell'avvocato di lei (Tabassum Yousaf), qualsiasi combinazione io usi.
Il dubbio che si tratti di una notizia senza solide basi diventa via via più concreto.
Gli unici risultati vengono da pochi siti, nessuno dei quali appartenente ai maggiori editori mondiali. La cosa è strana, quanto meno. Per altro tutti gli articoli condividono le stesse informazioni, elencate nello stesso modo, con l'uso di espressioni simili.
Il dubbio che si tratti di una notizia senza solide basi diventa via via più concreto.
Gli unici risultati vengono da pochi siti, nessuno dei quali appartenente ai maggiori editori mondiali. La cosa è strana, quanto meno. Per altro tutti gli articoli condividono le stesse informazioni, elencate nello stesso modo, con l'uso di espressioni simili.
In Italia è dannatamente difficile dire la verità.
Sappiamo che le risorse a disposizione sono limitate e già oggi, anche a causa di una distribuzione sbilanciata a sfavore dei paesi "sottosviluppati", molte persone non hanno accesso a beni e servizi (ad esempio l'acqua, la corrente elettrica) che per altri sono a disposizione senza limiti. Ma anche nel caso in cui le risorse venissero distribuite in modo uniforme, ad un certo punto sul pianeta ci saranno troppe persone, per cui la situazione diventerà insostenibile.
Suggerire di diminuire il numero di nuovi nati è semplice buon senso, per altro è l'unica azione che può avere un effetto certo, dato che diminuirebbe la richiesta di risorse in modo lineare.
Ma in Italia la verità viene etichettata come "affermazione shock", a dimostrare l'estrema infantilità con cui si affrontano questi temi.
Sappiamo che le risorse a disposizione sono limitate e già oggi, anche a causa di una distribuzione sbilanciata a sfavore dei paesi "sottosviluppati", molte persone non hanno accesso a beni e servizi (ad esempio l'acqua, la corrente elettrica) che per altri sono a disposizione senza limiti. Ma anche nel caso in cui le risorse venissero distribuite in modo uniforme, ad un certo punto sul pianeta ci saranno troppe persone, per cui la situazione diventerà insostenibile.
Suggerire di diminuire il numero di nuovi nati è semplice buon senso, per altro è l'unica azione che può avere un effetto certo, dato che diminuirebbe la richiesta di risorse in modo lineare.
Ma in Italia la verità viene etichettata come "affermazione shock", a dimostrare l'estrema infantilità con cui si affrontano questi temi.
Relatività
Torno per un attimo sul confronto tra reflex e smartphone per aggiungere che esistono condizioni (tipicamente le fotografie scattate all'aperto, di giorno, a soggetti immobili, con la giusta luce) in cui le differenze tra i diversi strumenti utilizzati per scattare la fotografia si annullano semplicemente perché i parametri ideali di scatto rientrano in quelli gestiti da QUALSIASI strumento fotografico. Ovviamente si annullano se il formato di output della fotografia non è tale da mettere in crisi la fotografia stessa, quindi in caso di stampe di dimensioni medio-piccole, o visualizzazione su schermi piccoli o dalle caratteristiche non eccelse.
Il punto, però, è che le macchine fotografiche professionali, malgrado siamo ormai diffuse tra i principianti e vengano utilizzate in contesti in cui anche una compatta di dieci anni fa riuscirebbe ad ottenere risultati interessanti, vengono spesso e volentieri utilizzate in modo sbagliato.
Dato che si tratta di fisica e non di esoterismo, chiunque può facilmente verificare che scattando in condizioni "ideali" (ad esempio 50mm ,f/8, 1/125) si ottengono risultati sovrapponibili, soprattutto se l'output finale viene convertito per la visualizzazione su internet (tipicamente lato lungo di 1980 o 1200 pixel, formato ridotto con perdita di dati a scelta, mentre non ha alcuna importanza il dato relativo ai DPI) e se poi questo output viene visualizzato su di uno schermo da 5.5".
Il punto, però, è che le macchine fotografiche professionali, malgrado siamo ormai diffuse tra i principianti e vengano utilizzate in contesti in cui anche una compatta di dieci anni fa riuscirebbe ad ottenere risultati interessanti, vengono spesso e volentieri utilizzate in modo sbagliato.
Dato che si tratta di fisica e non di esoterismo, chiunque può facilmente verificare che scattando in condizioni "ideali" (ad esempio 50mm ,f/8, 1/125) si ottengono risultati sovrapponibili, soprattutto se l'output finale viene convertito per la visualizzazione su internet (tipicamente lato lungo di 1980 o 1200 pixel, formato ridotto con perdita di dati a scelta, mentre non ha alcuna importanza il dato relativo ai DPI) e se poi questo output viene visualizzato su di uno schermo da 5.5".
mercoledì 5 febbraio 2020
Intitolare strade a cazzo
L'Italia è quel meraviglioso paese in cui un latitante pluricondannato può ambire a dare il suo nome ad una strada.
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Paragonare pere e creme depilatorie
Ogni tanto capita di imbattersi in articoli in cui si confrontano pere e creme depilatorie, oppure smartphone e reflex. Nel primo, come nel secondo, caso il confronto è inutile se non deleterio, perché fa credere al lettore imbambolato che quel confronto è possibile ed è sensato. Qualsiasi persona abbia provato a depilarsi con una pera sa che la cosa è destinata a fallire, malgrado tutti gli sforzi profusi. Allo stesso modo chiunque voglia scattare una fotografia sa che è inutile ed insensato farlo con uno smartphone.
Non ho la minima intenzione di spiegare il motivo, perché se dopo aver osservato i due oggetti non siete in grado di capire quanto sono diversi e soprattutto destinati ad utilizzi diversi, non c'è nessun modo al mondo per farvelo capire.
Quello che invece questi confronti non mettono mai in evidenza, se non in modo superficiale o in modo incidentale, è che ci sono contesti in cui la fotografia realizzata con lo smartphone è utilizzabile e soprattutto fruibile da chi la vedrà. Il motivo è legato al mezzo che si utilizza per visualizzare la fotografia, dove per "mezzo" non intendo solo il dispositivo hardware, ma anche il media, quindi il sito, il giornale, il social. Si tratta di mezzi che impongono enormi limitazioni tecniche e tecnologiche, che tendono ad appiattire ed annullare le differenze che esistono tra le fotografie scattate da uno smartphone e da una reflex.
Viste su uno schermo da 5.5" le fotografie (se sono state scattate e post prodotte da chi se ne intende un minimo) sembrano tutte uguali, riuscendo a nascondere la loro origine.
Quindi, malgrado l'insensatezza del paragone proposto, ci sono ambiti in cui le differenze rilevabili sul prodotto vengono annullate dal mezzo utilizzato per guardare le fotografie.
A voi giudicare se questo è un bene.
Non ho la minima intenzione di spiegare il motivo, perché se dopo aver osservato i due oggetti non siete in grado di capire quanto sono diversi e soprattutto destinati ad utilizzi diversi, non c'è nessun modo al mondo per farvelo capire.
Quello che invece questi confronti non mettono mai in evidenza, se non in modo superficiale o in modo incidentale, è che ci sono contesti in cui la fotografia realizzata con lo smartphone è utilizzabile e soprattutto fruibile da chi la vedrà. Il motivo è legato al mezzo che si utilizza per visualizzare la fotografia, dove per "mezzo" non intendo solo il dispositivo hardware, ma anche il media, quindi il sito, il giornale, il social. Si tratta di mezzi che impongono enormi limitazioni tecniche e tecnologiche, che tendono ad appiattire ed annullare le differenze che esistono tra le fotografie scattate da uno smartphone e da una reflex.
Viste su uno schermo da 5.5" le fotografie (se sono state scattate e post prodotte da chi se ne intende un minimo) sembrano tutte uguali, riuscendo a nascondere la loro origine.
Quindi, malgrado l'insensatezza del paragone proposto, ci sono ambiti in cui le differenze rilevabili sul prodotto vengono annullate dal mezzo utilizzato per guardare le fotografie.
A voi giudicare se questo è un bene.
Un fottuto genio
Alla faccia di qualsiasi Jobs o Gates, questo è un fottuto genio.
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martedì 4 febbraio 2020
Smartphone e carriole
Domanda: in questa carriola possono entrare i 99 smartphone dichiarati dall'artista?
Risposta: quasi sicuramente si.
Le dimensioni relative della carriola sono (approssimando per difetto, quindi in modo conservativo) altezza uguale alla larghezza dello smartphone, larghezza uguale a 4 volte la larghezza degli smartphone, lunghezza uguale a tre volte la lunghezza degli smartphone. Gli smartphone non sono tutti identici, ma più o meno queste sembrano le dimensioni massime. Ora, anche senza sapere quali sono le dimensioni esatte degli smartphone e della carriola, assumendo le dimensioni relative che si possono ricavare dalla fotografia, si ha che, fissando a 1 la larghezza dello smartphone, questo ha dimensioni 0,12 x 2,16 x 1 (analoghe a quelle di uno Huawei Mate 20 Pro, curiosamente), e che la carriola ha dimensioni 1 x 6,46 x 4.
Quindi avremo un volume di 0,25 per ciascuno smartphone e di 25,86 per la carriola. Cioè quasi esattamente 100 smartphone per 1 carriola.
Direi che è assolutamente plausibile che nella carriola siano stati trasportati 99 smartphone.
Per quanto riguarda invece la plausibilità dell'hack in quanto tale, i dettagli forniti dall'artista sono curiosi: invece di collegare i 99 telefoni ad uno o più access point (che avrebbe potuto tranquillamente sistemare in una macchina parcheggiata lungo la strada) sostiene di aver utilizzato ben 99 SIM. A me sembra uno spreco di forze, ma probabilmente è l'unico modo per aggirare gli algoritmi che dall'analisi dei dati recuperati anche dagli smartphone presenti in una zona, decidono se c'è o meno traffico. Immagino che una connessione wifi venga considerata diversamente da una connessione cellulare, scartando il primo dato perché evidentemente appartenente ad un dispositivo non in movimento su un'auto. Allo stesso modo gli algoritmi dovrebbero essere in grado di aggregare i dati per discriminare la situazione in cui N utenti sono in coda lungo una strada dagli M utenti che sono comodamente seduti in un autobus e stanno usando le funzionalità di navigazione di Google Maps.
Anche se non escludo che Google Maps si sia limitato a verificare che quando un utente è seduto in un autobus normalmente NON usa Google Maps o se lo fa questa informazione evidentemente non è in grado di alterare l'analisi del traffico.
Quindi avremo un volume di 0,25 per ciascuno smartphone e di 25,86 per la carriola. Cioè quasi esattamente 100 smartphone per 1 carriola.
Direi che è assolutamente plausibile che nella carriola siano stati trasportati 99 smartphone.
Per quanto riguarda invece la plausibilità dell'hack in quanto tale, i dettagli forniti dall'artista sono curiosi: invece di collegare i 99 telefoni ad uno o più access point (che avrebbe potuto tranquillamente sistemare in una macchina parcheggiata lungo la strada) sostiene di aver utilizzato ben 99 SIM. A me sembra uno spreco di forze, ma probabilmente è l'unico modo per aggirare gli algoritmi che dall'analisi dei dati recuperati anche dagli smartphone presenti in una zona, decidono se c'è o meno traffico. Immagino che una connessione wifi venga considerata diversamente da una connessione cellulare, scartando il primo dato perché evidentemente appartenente ad un dispositivo non in movimento su un'auto. Allo stesso modo gli algoritmi dovrebbero essere in grado di aggregare i dati per discriminare la situazione in cui N utenti sono in coda lungo una strada dagli M utenti che sono comodamente seduti in un autobus e stanno usando le funzionalità di navigazione di Google Maps.
Anche se non escludo che Google Maps si sia limitato a verificare che quando un utente è seduto in un autobus normalmente NON usa Google Maps o se lo fa questa informazione evidentemente non è in grado di alterare l'analisi del traffico.
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Per i 149 anni di Roma Capitale d'Italia
Questo "simpatico" vecchietto che ama vestirsi in modo stravagante e si vanta di avere un amico invisibile che vive in cielo e spia tutto il genere umano, sostiene che fare gli auguri prima del tempo porti jella. Al netto dell'evidente contraddizione tra questa affermazione che trasuda scaramanzia laica ed i precetti della fede cattolica, il Papa sembra d'accordo con la regola, non codificata ma seguita da tutti, per cui i compleanni NON si festeggiano mai in anticipo.
Malgrado questo l'alternativa e spensierata Giunta capitolina ha deciso di festeggiare il 3 febbraio 2020 i 250 anni di "Roma capitale d'Italia", incurante del fatto che la proclamazione avvenne il 27 marzo 1861. Quindi i festeggiamenti sono stati avviati con più di tredici mesi di anticipo, in barba alla superstizione e alla logica.
Anche volendo anticipare al giorno in cui venne pubblicata la legge che trasferiva la capitale del Regno d'Italia da Torino a Roma, il 4 febbraio 1871, i festeggiamenti sarebbero iniziati più di un anno prima. La legge 3 febbraio 1871, n. 33 entrò in vigore il 19 febbraio 1871, per cui pur volendo trovare una giustificazione alla data scelta dai nostri amministratori, non riusciamo a trovare niente di utile.
Per altro è noto a tutti, o per lo meno dovrebbe essere noto a tutti, che fino al 20 settembre 1870 Roma è stata la Capitale dello Stato Pontificio, per cui difficilmente avrebbe potuto, contemporaneamente, essere anche la Capitale del Regno d'Italia. Per cui anche iniziare un anno prima i festeggiamenti non ha molto senso. 250 anni fa, in questo periodo dell'anno, a Roma c'era l'esercito francese, a difendere gli interessi del Papa Re.
Insomma, da qualsiasi parte la si guarda, è solo l'ennesima dimostrazione di incapacità ed inconsistenza di chi ci amministra.
Malgrado questo l'alternativa e spensierata Giunta capitolina ha deciso di festeggiare il 3 febbraio 2020 i 250 anni di "Roma capitale d'Italia", incurante del fatto che la proclamazione avvenne il 27 marzo 1861. Quindi i festeggiamenti sono stati avviati con più di tredici mesi di anticipo, in barba alla superstizione e alla logica.
Anche volendo anticipare al giorno in cui venne pubblicata la legge che trasferiva la capitale del Regno d'Italia da Torino a Roma, il 4 febbraio 1871, i festeggiamenti sarebbero iniziati più di un anno prima. La legge 3 febbraio 1871, n. 33 entrò in vigore il 19 febbraio 1871, per cui pur volendo trovare una giustificazione alla data scelta dai nostri amministratori, non riusciamo a trovare niente di utile.
Per altro è noto a tutti, o per lo meno dovrebbe essere noto a tutti, che fino al 20 settembre 1870 Roma è stata la Capitale dello Stato Pontificio, per cui difficilmente avrebbe potuto, contemporaneamente, essere anche la Capitale del Regno d'Italia. Per cui anche iniziare un anno prima i festeggiamenti non ha molto senso. 250 anni fa, in questo periodo dell'anno, a Roma c'era l'esercito francese, a difendere gli interessi del Papa Re.
Insomma, da qualsiasi parte la si guarda, è solo l'ennesima dimostrazione di incapacità ed inconsistenza di chi ci amministra.
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lunedì 3 febbraio 2020
La Cina dei miracoli
Quindi, fatemi capire: questi mettono insieme qualche container, in modo pure palesemente grossolano e raffazzonato, e la stampa italiana li esalta?
Per altro, malgrado le informazioni frammentarie, si tratta di un ospedale "da campo" che verrà gestito da "militari".
Quindi, ricapitoliamo: in una provincia cinese, quella di Hubei, che conta più di 57 milioni di abitanti (il 5% in MENO dell'Italia), per affrontare una epidemia c'è bisogno di costruire DUE ospedali da campo, per un totale di 2.000 posti letto.
Una situazione paragonabile a quella di un paese come l'Italia che dovesse scoprirsi incapace di trovare posto in ospedale allo 0,0033% della sua popolazione. In Italia sono disponibili circa 210.000 posti letto, per cui un incremento di 2.000 posti letto rappresenta meno dell'1%. Quindi la Cina non è in grado di gestire un aumento dell'1% nel numero dei ricoverati in ospedale. A me sembra che la notizia sia questa, oltre al fatto che "completare" un ospedale DA CAMPO in più di 10 giorni non è affatto un risultato apprezzabile. Anzi.
A me sembra che l'unica chiave di lettura sia questa: la sanità pubblica in Cina è gestita in modo talmente improvvisato e disorganizzato che un minimo aumento nel numero di persone da ricoverare rende necessario "costruire" in fretta e furia una struttura ospedaliera "da campo" da far gestire ai militari. Un'ammissione clamorosa di un livello talmente arretrato della pubblica amministrazione da lasciare senza parole, soprattutto se messa in relazione alle oscene condizioni sanitarie dei mercati alimentari. Eppure nessun giornale sottolinea questo aspetto, facendo anzi quasi intendere che la costruzione di un "ospedale" da zero in un paio di settimane sia la dimostrazione delle capacità della Cina.
Per altro, malgrado le informazioni frammentarie, si tratta di un ospedale "da campo" che verrà gestito da "militari".
Quindi, ricapitoliamo: in una provincia cinese, quella di Hubei, che conta più di 57 milioni di abitanti (il 5% in MENO dell'Italia), per affrontare una epidemia c'è bisogno di costruire DUE ospedali da campo, per un totale di 2.000 posti letto.
Una situazione paragonabile a quella di un paese come l'Italia che dovesse scoprirsi incapace di trovare posto in ospedale allo 0,0033% della sua popolazione. In Italia sono disponibili circa 210.000 posti letto, per cui un incremento di 2.000 posti letto rappresenta meno dell'1%. Quindi la Cina non è in grado di gestire un aumento dell'1% nel numero dei ricoverati in ospedale. A me sembra che la notizia sia questa, oltre al fatto che "completare" un ospedale DA CAMPO in più di 10 giorni non è affatto un risultato apprezzabile. Anzi.
A me sembra che l'unica chiave di lettura sia questa: la sanità pubblica in Cina è gestita in modo talmente improvvisato e disorganizzato che un minimo aumento nel numero di persone da ricoverare rende necessario "costruire" in fretta e furia una struttura ospedaliera "da campo" da far gestire ai militari. Un'ammissione clamorosa di un livello talmente arretrato della pubblica amministrazione da lasciare senza parole, soprattutto se messa in relazione alle oscene condizioni sanitarie dei mercati alimentari. Eppure nessun giornale sottolinea questo aspetto, facendo anzi quasi intendere che la costruzione di un "ospedale" da zero in un paio di settimane sia la dimostrazione delle capacità della Cina.
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venerdì 31 gennaio 2020
Il paese dei divieti
C'è da dire che a Roma si può imputare di tutto, tranne la mancanza di fantasia e di (auto)ironia. In una città in cui nessun divieto viene preso sul serio, ad iniziare proprio da chi quei divieti dovrebbe far rispettare, è quella ironico/sarcastica l'unica chiave di lettura di questo cartello, che invita tutte le persone provenienti dalla Cina a non entrare in quell'esercizio pubblico.
Non avrebbe senso, infatti, pensare che chi ha affisso questo cartello (che sembra non sia l'unico in città) possa veramente credere sia sufficiente a dissuadere chiunque dall'entrare nel locale... il 99% delle persone che si avvicinerà al locale non si accorgerà neppure del foglio affisso, probabilmente non lo leggerà nessuno.
E qualcuno gli dica di correggere "inconvenient" con "inconvenience", per favore.
Ma il vero "genio" è altro.
Non avrebbe senso, infatti, pensare che chi ha affisso questo cartello (che sembra non sia l'unico in città) possa veramente credere sia sufficiente a dissuadere chiunque dall'entrare nel locale... il 99% delle persone che si avvicinerà al locale non si accorgerà neppure del foglio affisso, probabilmente non lo leggerà nessuno.
E qualcuno gli dica di correggere "inconvenient" con "inconvenience", per favore.
Ma il vero "genio" è altro.
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Sim swap scam, quando si preferisce scaricare sulla tecnologia i propri errori.
Con regolarità accade che sulla stampa generalista vengono pubblicati articoli che mettono in guardia da truffe a cui apparentemente neppure la tecnologia può mettere un argine.
Quasi sempre ci troviamo di fronte ad uno scenario in cui una tecnologia in uso da tempo viene abbandonata o messa "fuorilegge" in favore di una nuova, che sulla carta garantisce maggiore protezione, prestazioni o altro. Quasi sempre, in breve tempo, questa nuova tecnologia verrà accusata di essere meno sicura, più macchinosa, più pericolosa e spunteranno decine di articoli critici che dichiareranno in modo più o meno esplicito, che si "stava meglio quando si stava peggio".
Nei commenti a questi articoli, poi, sarà tutto un fiorire di aneddoti tesi a dimostrare l'indimostrabile (dalla superiorità del contante sulle carte di pagamento, a quella del token fisico sull'app di home banking, ecc.).
Al netto della retorica di cui sono impregnati articoli e commenti, quasi mai si parla di quello che è, in effetti, l'UNICO problema nei confronti del quale qualsiasi tipo di tecnologia si trova in difficoltà: la stupidità dell'utente. Si scopre, infatti, che alla base del 100% delle truffe che impropriamente vengono definite "informatiche" c'è invariabilmente un furto di dati (identità, documenti, credenziali di accesso a servizi vari, ecc.) dovuto alla superficialità con cui gli utenti gestiscono le loro informazioni sensibili (salvo poi straparlare di privacy in contesti in cui la "privacy" dovrebbe essere l'ultimo dei pensieri) e le lasciano in balia del primo venuto. Mi viene da ridere quando l'email scritta in italiano improbabile, che promette vincite mirabolanti in cambio del click su un link, vengono descritte come "hacking" o con termini ancora più altisonanti.
La verità è che chi viene "truffato" nel modo descritto dall'articolo ha ignorato, se non sabotato, qualsiasi norma e principio di cautela.
Qui viene spiegato in modo apparentemente più approfondito il funzionamento della "truffa". Ci sono solo alcuni dettagli che non tornano: chiunque, corrompendo un "addetto" di un operatore telefonico, può cercare e riuscire ad ottenere una sim con il numero di telefono di qualcun altro. Ma questo è solo il primo passo, perché a meno di immaginare che anche l'operatore della banca sia corrompibile e/o corrotto, con il solo numero di telefono si riesce a fare ben poco. La mia banca, per accedere all'app di home banking, vuole che io inserisca il codice cliente, poi un pin. Il codice cliente è scritto sul contratto, insieme al numero di telefono su cui viene inviato un codice di sicurezza che serve per il primo accesso. Quindi non è sufficiente il numero di telefono, ma occorrono anche altri dati, che normalmente non sono così facili da reperire (dubito che la gente pubblichi questo genere di informazioni su Facebook, ad esempio...).
Quello che solo altri articoli spiegano è che la vulnerabilità non è del sistema di autenticazione a due fattori, ma del sistema di autenticazione a due fattori basato sulla ricezione di un SMS. Il codice di accesso temporaneo inviato via SMS, infatti, verrebbe recapitato a chi ha effettuato il "sim swap", e non al legittimo proprietario dei dati. In ogni caso rimane il limite legato alla conoscenza delle altre informazioni necessarie per accedere ad un conto corrente, come ad esempio il codice cliente stampato sul contratto.
Per queste considerazioni l'uso di OTP basati su SMS è in via di eliminazione, sostituito dal più sicuro OATH TOTP. In ogni caso mi sembra del tutto evidente che nei casi descritti dagli articoli la tecnologia è stata aggirata a causa di comportamenti a dir poco superficiali degli utenti, per cui mi sembra del tutto arbitrario attribuirle colpe specifiche.
Quasi sempre ci troviamo di fronte ad uno scenario in cui una tecnologia in uso da tempo viene abbandonata o messa "fuorilegge" in favore di una nuova, che sulla carta garantisce maggiore protezione, prestazioni o altro. Quasi sempre, in breve tempo, questa nuova tecnologia verrà accusata di essere meno sicura, più macchinosa, più pericolosa e spunteranno decine di articoli critici che dichiareranno in modo più o meno esplicito, che si "stava meglio quando si stava peggio".
Nei commenti a questi articoli, poi, sarà tutto un fiorire di aneddoti tesi a dimostrare l'indimostrabile (dalla superiorità del contante sulle carte di pagamento, a quella del token fisico sull'app di home banking, ecc.).
Al netto della retorica di cui sono impregnati articoli e commenti, quasi mai si parla di quello che è, in effetti, l'UNICO problema nei confronti del quale qualsiasi tipo di tecnologia si trova in difficoltà: la stupidità dell'utente. Si scopre, infatti, che alla base del 100% delle truffe che impropriamente vengono definite "informatiche" c'è invariabilmente un furto di dati (identità, documenti, credenziali di accesso a servizi vari, ecc.) dovuto alla superficialità con cui gli utenti gestiscono le loro informazioni sensibili (salvo poi straparlare di privacy in contesti in cui la "privacy" dovrebbe essere l'ultimo dei pensieri) e le lasciano in balia del primo venuto. Mi viene da ridere quando l'email scritta in italiano improbabile, che promette vincite mirabolanti in cambio del click su un link, vengono descritte come "hacking" o con termini ancora più altisonanti.
La verità è che chi viene "truffato" nel modo descritto dall'articolo ha ignorato, se non sabotato, qualsiasi norma e principio di cautela.
Qui viene spiegato in modo apparentemente più approfondito il funzionamento della "truffa". Ci sono solo alcuni dettagli che non tornano: chiunque, corrompendo un "addetto" di un operatore telefonico, può cercare e riuscire ad ottenere una sim con il numero di telefono di qualcun altro. Ma questo è solo il primo passo, perché a meno di immaginare che anche l'operatore della banca sia corrompibile e/o corrotto, con il solo numero di telefono si riesce a fare ben poco. La mia banca, per accedere all'app di home banking, vuole che io inserisca il codice cliente, poi un pin. Il codice cliente è scritto sul contratto, insieme al numero di telefono su cui viene inviato un codice di sicurezza che serve per il primo accesso. Quindi non è sufficiente il numero di telefono, ma occorrono anche altri dati, che normalmente non sono così facili da reperire (dubito che la gente pubblichi questo genere di informazioni su Facebook, ad esempio...).
Quello che solo altri articoli spiegano è che la vulnerabilità non è del sistema di autenticazione a due fattori, ma del sistema di autenticazione a due fattori basato sulla ricezione di un SMS. Il codice di accesso temporaneo inviato via SMS, infatti, verrebbe recapitato a chi ha effettuato il "sim swap", e non al legittimo proprietario dei dati. In ogni caso rimane il limite legato alla conoscenza delle altre informazioni necessarie per accedere ad un conto corrente, come ad esempio il codice cliente stampato sul contratto.
Per queste considerazioni l'uso di OTP basati su SMS è in via di eliminazione, sostituito dal più sicuro OATH TOTP. In ogni caso mi sembra del tutto evidente che nei casi descritti dagli articoli la tecnologia è stata aggirata a causa di comportamenti a dir poco superficiali degli utenti, per cui mi sembra del tutto arbitrario attribuirle colpe specifiche.
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giovedì 23 gennaio 2020
La tutela della salute dei cittadini.
Nella polemica riguardante lo stop ai diesel Euro 6 da parte del Sindaco di Roma l'unica riflessione da fare, che ovviamente non ho letto da nessuna parte, era quella relativa alla distonia tra l'affermazione per cui lo stop è stato deciso per "tutelare la salute dei cittadini" ed il fatto che, malgrado il superamento dei limiti di legge fosse stato continuo e diffuso ed abbia generato una "criticità", non sia stato disposto il blocco TOTALE del traffico privato, senza limitarlo ad una parte limitata dello stesso.
Io mi aspetto, da parte di chi pretende di "tutelare" la mia salute, provvedimenti che vadano oltre la propaganda, oltre l'ipocrisia.
Se è in pericolo la salute delle persone si vieta la circolazione a TUTTE le automobili, altrimenti è solo demagogia.
Io mi aspetto, da parte di chi pretende di "tutelare" la mia salute, provvedimenti che vadano oltre la propaganda, oltre l'ipocrisia.
Se è in pericolo la salute delle persone si vieta la circolazione a TUTTE le automobili, altrimenti è solo demagogia.
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La crisi dell'editoria e le modalità di abbonamento ideate da criceti impazziti.
Non metto in dubbio il fatto che la pirateria "ruba" ai quotidiani una parte importante dei possibili introiti, ma ci sono una serie di considerazioni da fare.
Prima di tutto, le statistiche che parlano di pirateria sono realizzate in modo tale da includere chiunque nel novero dei pirati, senza distinguere tra chi ha scelto di rivolgersi alla pirateria in alternativa all'acquisto legale e chi ha scaricato una copia pirata di un quotidiano o di un libro ma non avrebbe mai acquistato lo stesso in versione cartacea. Poi non c'è mai una distinzione netta tra la pirateria di chi vende copie di libri e quotidiani ad un prezzo inferiore a quello normale e la pirateria di chi condivide in modo gratuito le stesse cose: anche qui vale il discorso per cui la diffusione gratuita di materiale protetto da diritti d'autore non è automaticamente un mancato introito, perché probabilmente gran parte delle persone che ottiene gratuitamente quel materiale non l'avrebbe acquistato a nessun prezzo, per quanto basso.
Il secondo punto, non meno importante, riguarda le modalità di pagamento tipiche di questo tipi di prodotti.
A parte pochi casi, in cui il lettore può decidere liberamente quando far iniziare l'abbonamento e quando fermarlo, senza essere costretto a pagare in anticipo per mesi o anni interi, ci sono decine di giornali che propongono una serie interminabile di modalità di abbonamento, che prevedono sempre un pagamento in anticipo per periodi lunghi, l'accesso ad una parte dei contenuti per gli abbonamenti più economici, oppure ad una "selezione" di articoli, senza la possibilità di acquistare una sola copia del giornale o di abbonarsi potendo sospendere l'abbonamento a piacere. Per altro le copie dei quotidiani rimangono disponibili per un tempo limitato e spesso il download di una copia in formato pdf non è possibile.
Insomma, modalità di gestione degli abbonamenti del tutto inadeguate al mercato.
La stessa cosa accade, anche se con modalità leggermente diverse, con i libri. Mentre la copia cartacea è a nostra disposizione in modo continuo ed illimitato, quella digitale è volatile, come dimostra il caso Microsoft. Il fatto è che passare dall'acquisto di un bene fisico all'ottenere una "licenza di lettura" non sembra un gran vantaggio, per il lettore. Forse potrebbe essere più utile pensare a forme di acquisto meno complicate, meno costose, più flessibili.
Un altro punto è relativo alla fruibilità dei contenuti. Non so quanti di voi hanno provato a leggere un quotidiano in formato pdf, su un dispositivo qualsiasi. E' una cosa impossibile, dovuta al fatto che il pdf mantiene dimensioni proporzionate a quelle della copia cartacea del quotidiano, dimensioni che non hanno niente a che vedere con un display. Per altro un pdf non è dinamico, quindi costringe il lettore a spostamenti manuali sulla pagina, per ingrandire e ridimensionare le porzioni che si vogliono leggere. Insomma, una tragedia.
Tutto questo per dire che la lotta alla pirateria è sacrosanta, che certi comportamenti devono essere condannati, ma che non leggo MAI nessun tipo di autocritica da chi produce e vende quotidiani, settimanali, libri. Forse sarebbe il caso di iniziare a lavorarci su.
Prima di tutto, le statistiche che parlano di pirateria sono realizzate in modo tale da includere chiunque nel novero dei pirati, senza distinguere tra chi ha scelto di rivolgersi alla pirateria in alternativa all'acquisto legale e chi ha scaricato una copia pirata di un quotidiano o di un libro ma non avrebbe mai acquistato lo stesso in versione cartacea. Poi non c'è mai una distinzione netta tra la pirateria di chi vende copie di libri e quotidiani ad un prezzo inferiore a quello normale e la pirateria di chi condivide in modo gratuito le stesse cose: anche qui vale il discorso per cui la diffusione gratuita di materiale protetto da diritti d'autore non è automaticamente un mancato introito, perché probabilmente gran parte delle persone che ottiene gratuitamente quel materiale non l'avrebbe acquistato a nessun prezzo, per quanto basso.
Il secondo punto, non meno importante, riguarda le modalità di pagamento tipiche di questo tipi di prodotti.
A parte pochi casi, in cui il lettore può decidere liberamente quando far iniziare l'abbonamento e quando fermarlo, senza essere costretto a pagare in anticipo per mesi o anni interi, ci sono decine di giornali che propongono una serie interminabile di modalità di abbonamento, che prevedono sempre un pagamento in anticipo per periodi lunghi, l'accesso ad una parte dei contenuti per gli abbonamenti più economici, oppure ad una "selezione" di articoli, senza la possibilità di acquistare una sola copia del giornale o di abbonarsi potendo sospendere l'abbonamento a piacere. Per altro le copie dei quotidiani rimangono disponibili per un tempo limitato e spesso il download di una copia in formato pdf non è possibile.
Insomma, modalità di gestione degli abbonamenti del tutto inadeguate al mercato.
La stessa cosa accade, anche se con modalità leggermente diverse, con i libri. Mentre la copia cartacea è a nostra disposizione in modo continuo ed illimitato, quella digitale è volatile, come dimostra il caso Microsoft. Il fatto è che passare dall'acquisto di un bene fisico all'ottenere una "licenza di lettura" non sembra un gran vantaggio, per il lettore. Forse potrebbe essere più utile pensare a forme di acquisto meno complicate, meno costose, più flessibili.
Un altro punto è relativo alla fruibilità dei contenuti. Non so quanti di voi hanno provato a leggere un quotidiano in formato pdf, su un dispositivo qualsiasi. E' una cosa impossibile, dovuta al fatto che il pdf mantiene dimensioni proporzionate a quelle della copia cartacea del quotidiano, dimensioni che non hanno niente a che vedere con un display. Per altro un pdf non è dinamico, quindi costringe il lettore a spostamenti manuali sulla pagina, per ingrandire e ridimensionare le porzioni che si vogliono leggere. Insomma, una tragedia.
Tutto questo per dire che la lotta alla pirateria è sacrosanta, che certi comportamenti devono essere condannati, ma che non leggo MAI nessun tipo di autocritica da chi produce e vende quotidiani, settimanali, libri. Forse sarebbe il caso di iniziare a lavorarci su.
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martedì 15 ottobre 2019
So bene che Roma ed i romani non sono rappresentativi dei comportamenti del resto d'Italia, ma la tendenza a comportarsi in violazione alle più elementari regole civili e di buon senso mi sembra ormai diffusa a macchia d'olio.
Quando ancora esistevano materie come "Educazione Civica" ed i genitori erano più immersi nella vita reale che non in quella virtuale, una delle prime raccomandazioni era, oltre a quella di guardare bene a destra e a sinistra prima di attraversare la strada, quella di farlo seguendo il percorso più breve, normalmente perpendicolare ai marciapiedi.
Oggi, invece, anche quella minoranza di pedoni che distrattamente butta l'occhio per vedere se ci sono veicoli in arrivo, attraversa come più gli conviene, in taluni casi anche rimanendo parallelo al marciapiedi per centinaia di metri, oppure taglia la strada carrabile in diagonale, occupandola per molto più tempo del necessario.
Qualcuno poi si meraviglia per l'alto numero di pedoni investiti in città.
giovedì 10 ottobre 2019
Mi sono imbattuto casualmente in questo post:
https://muapna.blogspot.com/2018/01/venticinque-cavalli.html
in cui si può leggere questa affermazione:
Il quesito richiede di determinare il minimo numero di corse necessarie per stabilire quali sono, tra i 25 cavalli in gara, i tre più veloci, con il vincolo che ogni corsa non può far gareggiare più di cinque cavalli. Ho sentito anche la soluzione, che è 7.
https://muapna.blogspot.com/2018/01/venticinque-cavalli.html
Ora, sicuramente io ragiono in modo distorto.
Ma non riesco a fare a meno di pensare che registrando i tempi fatti segnare dai cavalli in ogni gara il numero minimo di corse necessarie per stabilire quali sono i tre cavalli più veloci sui venticinque in gara, con il vincolo di far partecipare solo cinque cavalli ad ogni gara sia cinque.
Dando per scontato che il percorso su cui gareggiano i cavalli sia sempre lo stesso (cosa che del resto invaliderebbe anche il ragionamento descritto nel post) e che ci sia almeno una persona in grado di rilevare il tempo con cui ogni cavallo conclude la gara.
E non serve neppure un ragionamento troppo complesso, per giungere a questa soluzione.
mercoledì 5 giugno 2019
Pubblicità mirata.
Chi effettua con una certa costanza acquisti on line si sarà accorto che la pubblicità che compare sui siti che vengono navigati immediatamente dopo l'acquisto (o a volte anche solo dopo una ricerca di un prodotto su Amazon o Ebay) viene visualizzato e pubblicizzato proprio quel prodotto, fornendo un link diretto al sito del venditore.
Del resto chi è che non ricomprerebbe IMMEDIATAMENTE un secondo esemplare dell'oggetto che ha appena acquistato?
E c'è chi paga per avere questo servizio.
Del resto chi è che non ricomprerebbe IMMEDIATAMENTE un secondo esemplare dell'oggetto che ha appena acquistato?
E c'è chi paga per avere questo servizio.
Whirlpool e l'incapacità del ministro del lavoro di capire la realtà.
"Secondo l'azienda, la profittabilità del sito produttivo, nonostante gli investimenti che in questi anni sono di circa 70 milioni, resta sotto la media del gruppo e quindi non più sostenibile."
Chissà se il ministro del lavoro è in grado di analizzare questa affermazione e di capirne il significato.
Sono abbastanza sicuro del fatto che non sia in grado di farlo.
Altrimenti capirebbe che minacciare di chiedere la restituzione di 14, 15 o 16 milioni di contributi pubblici ad un'azienda che ha investito 70 milioni inutilmente sono una minaccia ridicola.
Perché il problema non è la VOLONTA' dell'azienda di rimanere o lasciare, ma il fatto che il SISTEMA ITALIA non è in grado di incentivare nessuna azienda a RIMANERE.
Il problema non sono gli incentivi che Whirpool ha ricevuto, ma la mancanza di infrastrutture, di leggi chiare, di procedure burocratiche snelle, di tasse ed imposte troppo alte.
Il problema è che Whirpool sarà felicissima di pagare qualsiasi cifra, pur di andar via.
Chissà se il ministro del lavoro è in grado di analizzare questa affermazione e di capirne il significato.
Sono abbastanza sicuro del fatto che non sia in grado di farlo.
Altrimenti capirebbe che minacciare di chiedere la restituzione di 14, 15 o 16 milioni di contributi pubblici ad un'azienda che ha investito 70 milioni inutilmente sono una minaccia ridicola.
Perché il problema non è la VOLONTA' dell'azienda di rimanere o lasciare, ma il fatto che il SISTEMA ITALIA non è in grado di incentivare nessuna azienda a RIMANERE.
Il problema non sono gli incentivi che Whirpool ha ricevuto, ma la mancanza di infrastrutture, di leggi chiare, di procedure burocratiche snelle, di tasse ed imposte troppo alte.
Il problema è che Whirpool sarà felicissima di pagare qualsiasi cifra, pur di andar via.
Noa, che ha deciso di morire.
Come al solito, in Italia, la questione diventa "morale" e "culturale" e viene inquadrata in un contesto "collettivo", come se il singolo non avesse il diritto di decidere per sé, trattato come un incapace e minorato.
Noa, che ha deciso di morire, sarebbe stata obbligata a curarsi.
A Noa, che ha deciso di morire, sarebbero state inflitte altre sofferenze, perché analogamente in quanto postulato in Comma 22, «Chi è depresso può chiedere l'eutanasia, ma chi chiede l'eutanasia non è depresso.».
Noa, che ha deciso di morire, non avrebbe dovuto avere la possibilità di scegliere il suo destino, perché secondo i soliti esperti da salotto, la sua scelta è stata viziata "da una prospettiva disperata" e condizionate "dal disturbo e dalla sofferenza".
Noa, che ha deciso di morire, avrebbe dovuto vivere perché qualcun altro non è in grado di capire e valutare la sofferenza che provava, e pretende di minimizzare le motivazioni che l'hanno portata ad una decisione senza ritorno.
Forse, nella mente di tanti commentatori, la soluzione è nel suicidio, magari compiuto in modo eclatante. Forse il problema è tutto qui, nell'incapacità di accettare il fatto che qualcuno possa scegliere di morire, ad un certo punto.
Marco Cappato sostiene che in realtà l'eutanasia per Noa non sia mai stata autorizzata, e che la ragazza si sia suicidata non avendo intenzione di seguire il percorso terapeutico forzato che le era stato imposto.
Noa, che ha deciso di morire, sarebbe stata obbligata a curarsi.
A Noa, che ha deciso di morire, sarebbero state inflitte altre sofferenze, perché analogamente in quanto postulato in Comma 22, «Chi è depresso può chiedere l'eutanasia, ma chi chiede l'eutanasia non è depresso.».
Noa, che ha deciso di morire, non avrebbe dovuto avere la possibilità di scegliere il suo destino, perché secondo i soliti esperti da salotto, la sua scelta è stata viziata "da una prospettiva disperata" e condizionate "dal disturbo e dalla sofferenza".
Noa, che ha deciso di morire, avrebbe dovuto vivere perché qualcun altro non è in grado di capire e valutare la sofferenza che provava, e pretende di minimizzare le motivazioni che l'hanno portata ad una decisione senza ritorno.
Forse, nella mente di tanti commentatori, la soluzione è nel suicidio, magari compiuto in modo eclatante. Forse il problema è tutto qui, nell'incapacità di accettare il fatto che qualcuno possa scegliere di morire, ad un certo punto.
Marco Cappato sostiene che in realtà l'eutanasia per Noa non sia mai stata autorizzata, e che la ragazza si sia suicidata non avendo intenzione di seguire il percorso terapeutico forzato che le era stato imposto.
Noa, che ha deciso di morire malgrado tutto, dovrebbe insegnarci qualcosa.
A tacere, innanzitutto.
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