C'è da dire che a Roma si può imputare di tutto, tranne la mancanza di fantasia e di (auto)ironia. In una città in cui nessun divieto viene preso sul serio, ad iniziare proprio da chi quei divieti dovrebbe far rispettare, è quella ironico/sarcastica l'unica chiave di lettura di questo cartello, che invita tutte le persone provenienti dalla Cina a non entrare in quell'esercizio pubblico.
Non avrebbe senso, infatti, pensare che chi ha affisso questo cartello (che sembra non sia l'unico in città) possa veramente credere sia sufficiente a dissuadere chiunque dall'entrare nel locale... il 99% delle persone che si avvicinerà al locale non si accorgerà neppure del foglio affisso, probabilmente non lo leggerà nessuno.
E qualcuno gli dica di correggere "inconvenient" con "inconvenience", per favore.
Ma il vero "genio" è altro.
Ipocrisie, malfunzionamenti e difetti del mondo in cui viviamo.
Disclaimer: potrei non essere più d'accordo con parole e pensieri da me espressi prima di oggi.
venerdì 31 gennaio 2020
Sim swap scam, quando si preferisce scaricare sulla tecnologia i propri errori.
Con regolarità accade che sulla stampa generalista vengono pubblicati articoli che mettono in guardia da truffe a cui apparentemente neppure la tecnologia può mettere un argine.
Quasi sempre ci troviamo di fronte ad uno scenario in cui una tecnologia in uso da tempo viene abbandonata o messa "fuorilegge" in favore di una nuova, che sulla carta garantisce maggiore protezione, prestazioni o altro. Quasi sempre, in breve tempo, questa nuova tecnologia verrà accusata di essere meno sicura, più macchinosa, più pericolosa e spunteranno decine di articoli critici che dichiareranno in modo più o meno esplicito, che si "stava meglio quando si stava peggio".
Nei commenti a questi articoli, poi, sarà tutto un fiorire di aneddoti tesi a dimostrare l'indimostrabile (dalla superiorità del contante sulle carte di pagamento, a quella del token fisico sull'app di home banking, ecc.).
Al netto della retorica di cui sono impregnati articoli e commenti, quasi mai si parla di quello che è, in effetti, l'UNICO problema nei confronti del quale qualsiasi tipo di tecnologia si trova in difficoltà: la stupidità dell'utente. Si scopre, infatti, che alla base del 100% delle truffe che impropriamente vengono definite "informatiche" c'è invariabilmente un furto di dati (identità, documenti, credenziali di accesso a servizi vari, ecc.) dovuto alla superficialità con cui gli utenti gestiscono le loro informazioni sensibili (salvo poi straparlare di privacy in contesti in cui la "privacy" dovrebbe essere l'ultimo dei pensieri) e le lasciano in balia del primo venuto. Mi viene da ridere quando l'email scritta in italiano improbabile, che promette vincite mirabolanti in cambio del click su un link, vengono descritte come "hacking" o con termini ancora più altisonanti.
La verità è che chi viene "truffato" nel modo descritto dall'articolo ha ignorato, se non sabotato, qualsiasi norma e principio di cautela.
Qui viene spiegato in modo apparentemente più approfondito il funzionamento della "truffa". Ci sono solo alcuni dettagli che non tornano: chiunque, corrompendo un "addetto" di un operatore telefonico, può cercare e riuscire ad ottenere una sim con il numero di telefono di qualcun altro. Ma questo è solo il primo passo, perché a meno di immaginare che anche l'operatore della banca sia corrompibile e/o corrotto, con il solo numero di telefono si riesce a fare ben poco. La mia banca, per accedere all'app di home banking, vuole che io inserisca il codice cliente, poi un pin. Il codice cliente è scritto sul contratto, insieme al numero di telefono su cui viene inviato un codice di sicurezza che serve per il primo accesso. Quindi non è sufficiente il numero di telefono, ma occorrono anche altri dati, che normalmente non sono così facili da reperire (dubito che la gente pubblichi questo genere di informazioni su Facebook, ad esempio...).
Quello che solo altri articoli spiegano è che la vulnerabilità non è del sistema di autenticazione a due fattori, ma del sistema di autenticazione a due fattori basato sulla ricezione di un SMS. Il codice di accesso temporaneo inviato via SMS, infatti, verrebbe recapitato a chi ha effettuato il "sim swap", e non al legittimo proprietario dei dati. In ogni caso rimane il limite legato alla conoscenza delle altre informazioni necessarie per accedere ad un conto corrente, come ad esempio il codice cliente stampato sul contratto.
Per queste considerazioni l'uso di OTP basati su SMS è in via di eliminazione, sostituito dal più sicuro OATH TOTP. In ogni caso mi sembra del tutto evidente che nei casi descritti dagli articoli la tecnologia è stata aggirata a causa di comportamenti a dir poco superficiali degli utenti, per cui mi sembra del tutto arbitrario attribuirle colpe specifiche.
Quasi sempre ci troviamo di fronte ad uno scenario in cui una tecnologia in uso da tempo viene abbandonata o messa "fuorilegge" in favore di una nuova, che sulla carta garantisce maggiore protezione, prestazioni o altro. Quasi sempre, in breve tempo, questa nuova tecnologia verrà accusata di essere meno sicura, più macchinosa, più pericolosa e spunteranno decine di articoli critici che dichiareranno in modo più o meno esplicito, che si "stava meglio quando si stava peggio".
Nei commenti a questi articoli, poi, sarà tutto un fiorire di aneddoti tesi a dimostrare l'indimostrabile (dalla superiorità del contante sulle carte di pagamento, a quella del token fisico sull'app di home banking, ecc.).
Al netto della retorica di cui sono impregnati articoli e commenti, quasi mai si parla di quello che è, in effetti, l'UNICO problema nei confronti del quale qualsiasi tipo di tecnologia si trova in difficoltà: la stupidità dell'utente. Si scopre, infatti, che alla base del 100% delle truffe che impropriamente vengono definite "informatiche" c'è invariabilmente un furto di dati (identità, documenti, credenziali di accesso a servizi vari, ecc.) dovuto alla superficialità con cui gli utenti gestiscono le loro informazioni sensibili (salvo poi straparlare di privacy in contesti in cui la "privacy" dovrebbe essere l'ultimo dei pensieri) e le lasciano in balia del primo venuto. Mi viene da ridere quando l'email scritta in italiano improbabile, che promette vincite mirabolanti in cambio del click su un link, vengono descritte come "hacking" o con termini ancora più altisonanti.
La verità è che chi viene "truffato" nel modo descritto dall'articolo ha ignorato, se non sabotato, qualsiasi norma e principio di cautela.
Qui viene spiegato in modo apparentemente più approfondito il funzionamento della "truffa". Ci sono solo alcuni dettagli che non tornano: chiunque, corrompendo un "addetto" di un operatore telefonico, può cercare e riuscire ad ottenere una sim con il numero di telefono di qualcun altro. Ma questo è solo il primo passo, perché a meno di immaginare che anche l'operatore della banca sia corrompibile e/o corrotto, con il solo numero di telefono si riesce a fare ben poco. La mia banca, per accedere all'app di home banking, vuole che io inserisca il codice cliente, poi un pin. Il codice cliente è scritto sul contratto, insieme al numero di telefono su cui viene inviato un codice di sicurezza che serve per il primo accesso. Quindi non è sufficiente il numero di telefono, ma occorrono anche altri dati, che normalmente non sono così facili da reperire (dubito che la gente pubblichi questo genere di informazioni su Facebook, ad esempio...).
Quello che solo altri articoli spiegano è che la vulnerabilità non è del sistema di autenticazione a due fattori, ma del sistema di autenticazione a due fattori basato sulla ricezione di un SMS. Il codice di accesso temporaneo inviato via SMS, infatti, verrebbe recapitato a chi ha effettuato il "sim swap", e non al legittimo proprietario dei dati. In ogni caso rimane il limite legato alla conoscenza delle altre informazioni necessarie per accedere ad un conto corrente, come ad esempio il codice cliente stampato sul contratto.
Per queste considerazioni l'uso di OTP basati su SMS è in via di eliminazione, sostituito dal più sicuro OATH TOTP. In ogni caso mi sembra del tutto evidente che nei casi descritti dagli articoli la tecnologia è stata aggirata a causa di comportamenti a dir poco superficiali degli utenti, per cui mi sembra del tutto arbitrario attribuirle colpe specifiche.
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giovedì 23 gennaio 2020
La tutela della salute dei cittadini.
Nella polemica riguardante lo stop ai diesel Euro 6 da parte del Sindaco di Roma l'unica riflessione da fare, che ovviamente non ho letto da nessuna parte, era quella relativa alla distonia tra l'affermazione per cui lo stop è stato deciso per "tutelare la salute dei cittadini" ed il fatto che, malgrado il superamento dei limiti di legge fosse stato continuo e diffuso ed abbia generato una "criticità", non sia stato disposto il blocco TOTALE del traffico privato, senza limitarlo ad una parte limitata dello stesso.
Io mi aspetto, da parte di chi pretende di "tutelare" la mia salute, provvedimenti che vadano oltre la propaganda, oltre l'ipocrisia.
Se è in pericolo la salute delle persone si vieta la circolazione a TUTTE le automobili, altrimenti è solo demagogia.
Io mi aspetto, da parte di chi pretende di "tutelare" la mia salute, provvedimenti che vadano oltre la propaganda, oltre l'ipocrisia.
Se è in pericolo la salute delle persone si vieta la circolazione a TUTTE le automobili, altrimenti è solo demagogia.
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La crisi dell'editoria e le modalità di abbonamento ideate da criceti impazziti.
Non metto in dubbio il fatto che la pirateria "ruba" ai quotidiani una parte importante dei possibili introiti, ma ci sono una serie di considerazioni da fare.
Prima di tutto, le statistiche che parlano di pirateria sono realizzate in modo tale da includere chiunque nel novero dei pirati, senza distinguere tra chi ha scelto di rivolgersi alla pirateria in alternativa all'acquisto legale e chi ha scaricato una copia pirata di un quotidiano o di un libro ma non avrebbe mai acquistato lo stesso in versione cartacea. Poi non c'è mai una distinzione netta tra la pirateria di chi vende copie di libri e quotidiani ad un prezzo inferiore a quello normale e la pirateria di chi condivide in modo gratuito le stesse cose: anche qui vale il discorso per cui la diffusione gratuita di materiale protetto da diritti d'autore non è automaticamente un mancato introito, perché probabilmente gran parte delle persone che ottiene gratuitamente quel materiale non l'avrebbe acquistato a nessun prezzo, per quanto basso.
Il secondo punto, non meno importante, riguarda le modalità di pagamento tipiche di questo tipi di prodotti.
A parte pochi casi, in cui il lettore può decidere liberamente quando far iniziare l'abbonamento e quando fermarlo, senza essere costretto a pagare in anticipo per mesi o anni interi, ci sono decine di giornali che propongono una serie interminabile di modalità di abbonamento, che prevedono sempre un pagamento in anticipo per periodi lunghi, l'accesso ad una parte dei contenuti per gli abbonamenti più economici, oppure ad una "selezione" di articoli, senza la possibilità di acquistare una sola copia del giornale o di abbonarsi potendo sospendere l'abbonamento a piacere. Per altro le copie dei quotidiani rimangono disponibili per un tempo limitato e spesso il download di una copia in formato pdf non è possibile.
Insomma, modalità di gestione degli abbonamenti del tutto inadeguate al mercato.
La stessa cosa accade, anche se con modalità leggermente diverse, con i libri. Mentre la copia cartacea è a nostra disposizione in modo continuo ed illimitato, quella digitale è volatile, come dimostra il caso Microsoft. Il fatto è che passare dall'acquisto di un bene fisico all'ottenere una "licenza di lettura" non sembra un gran vantaggio, per il lettore. Forse potrebbe essere più utile pensare a forme di acquisto meno complicate, meno costose, più flessibili.
Un altro punto è relativo alla fruibilità dei contenuti. Non so quanti di voi hanno provato a leggere un quotidiano in formato pdf, su un dispositivo qualsiasi. E' una cosa impossibile, dovuta al fatto che il pdf mantiene dimensioni proporzionate a quelle della copia cartacea del quotidiano, dimensioni che non hanno niente a che vedere con un display. Per altro un pdf non è dinamico, quindi costringe il lettore a spostamenti manuali sulla pagina, per ingrandire e ridimensionare le porzioni che si vogliono leggere. Insomma, una tragedia.
Tutto questo per dire che la lotta alla pirateria è sacrosanta, che certi comportamenti devono essere condannati, ma che non leggo MAI nessun tipo di autocritica da chi produce e vende quotidiani, settimanali, libri. Forse sarebbe il caso di iniziare a lavorarci su.
Prima di tutto, le statistiche che parlano di pirateria sono realizzate in modo tale da includere chiunque nel novero dei pirati, senza distinguere tra chi ha scelto di rivolgersi alla pirateria in alternativa all'acquisto legale e chi ha scaricato una copia pirata di un quotidiano o di un libro ma non avrebbe mai acquistato lo stesso in versione cartacea. Poi non c'è mai una distinzione netta tra la pirateria di chi vende copie di libri e quotidiani ad un prezzo inferiore a quello normale e la pirateria di chi condivide in modo gratuito le stesse cose: anche qui vale il discorso per cui la diffusione gratuita di materiale protetto da diritti d'autore non è automaticamente un mancato introito, perché probabilmente gran parte delle persone che ottiene gratuitamente quel materiale non l'avrebbe acquistato a nessun prezzo, per quanto basso.
Il secondo punto, non meno importante, riguarda le modalità di pagamento tipiche di questo tipi di prodotti.
A parte pochi casi, in cui il lettore può decidere liberamente quando far iniziare l'abbonamento e quando fermarlo, senza essere costretto a pagare in anticipo per mesi o anni interi, ci sono decine di giornali che propongono una serie interminabile di modalità di abbonamento, che prevedono sempre un pagamento in anticipo per periodi lunghi, l'accesso ad una parte dei contenuti per gli abbonamenti più economici, oppure ad una "selezione" di articoli, senza la possibilità di acquistare una sola copia del giornale o di abbonarsi potendo sospendere l'abbonamento a piacere. Per altro le copie dei quotidiani rimangono disponibili per un tempo limitato e spesso il download di una copia in formato pdf non è possibile.
Insomma, modalità di gestione degli abbonamenti del tutto inadeguate al mercato.
La stessa cosa accade, anche se con modalità leggermente diverse, con i libri. Mentre la copia cartacea è a nostra disposizione in modo continuo ed illimitato, quella digitale è volatile, come dimostra il caso Microsoft. Il fatto è che passare dall'acquisto di un bene fisico all'ottenere una "licenza di lettura" non sembra un gran vantaggio, per il lettore. Forse potrebbe essere più utile pensare a forme di acquisto meno complicate, meno costose, più flessibili.
Un altro punto è relativo alla fruibilità dei contenuti. Non so quanti di voi hanno provato a leggere un quotidiano in formato pdf, su un dispositivo qualsiasi. E' una cosa impossibile, dovuta al fatto che il pdf mantiene dimensioni proporzionate a quelle della copia cartacea del quotidiano, dimensioni che non hanno niente a che vedere con un display. Per altro un pdf non è dinamico, quindi costringe il lettore a spostamenti manuali sulla pagina, per ingrandire e ridimensionare le porzioni che si vogliono leggere. Insomma, una tragedia.
Tutto questo per dire che la lotta alla pirateria è sacrosanta, che certi comportamenti devono essere condannati, ma che non leggo MAI nessun tipo di autocritica da chi produce e vende quotidiani, settimanali, libri. Forse sarebbe il caso di iniziare a lavorarci su.
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martedì 15 ottobre 2019
So bene che Roma ed i romani non sono rappresentativi dei comportamenti del resto d'Italia, ma la tendenza a comportarsi in violazione alle più elementari regole civili e di buon senso mi sembra ormai diffusa a macchia d'olio.
Quando ancora esistevano materie come "Educazione Civica" ed i genitori erano più immersi nella vita reale che non in quella virtuale, una delle prime raccomandazioni era, oltre a quella di guardare bene a destra e a sinistra prima di attraversare la strada, quella di farlo seguendo il percorso più breve, normalmente perpendicolare ai marciapiedi.
Oggi, invece, anche quella minoranza di pedoni che distrattamente butta l'occhio per vedere se ci sono veicoli in arrivo, attraversa come più gli conviene, in taluni casi anche rimanendo parallelo al marciapiedi per centinaia di metri, oppure taglia la strada carrabile in diagonale, occupandola per molto più tempo del necessario.
Qualcuno poi si meraviglia per l'alto numero di pedoni investiti in città.
giovedì 10 ottobre 2019
Mi sono imbattuto casualmente in questo post:
https://muapna.blogspot.com/2018/01/venticinque-cavalli.html
in cui si può leggere questa affermazione:
Il quesito richiede di determinare il minimo numero di corse necessarie per stabilire quali sono, tra i 25 cavalli in gara, i tre più veloci, con il vincolo che ogni corsa non può far gareggiare più di cinque cavalli. Ho sentito anche la soluzione, che è 7.
https://muapna.blogspot.com/2018/01/venticinque-cavalli.html
Ora, sicuramente io ragiono in modo distorto.
Ma non riesco a fare a meno di pensare che registrando i tempi fatti segnare dai cavalli in ogni gara il numero minimo di corse necessarie per stabilire quali sono i tre cavalli più veloci sui venticinque in gara, con il vincolo di far partecipare solo cinque cavalli ad ogni gara sia cinque.
Dando per scontato che il percorso su cui gareggiano i cavalli sia sempre lo stesso (cosa che del resto invaliderebbe anche il ragionamento descritto nel post) e che ci sia almeno una persona in grado di rilevare il tempo con cui ogni cavallo conclude la gara.
E non serve neppure un ragionamento troppo complesso, per giungere a questa soluzione.
mercoledì 5 giugno 2019
Pubblicità mirata.
Chi effettua con una certa costanza acquisti on line si sarà accorto che la pubblicità che compare sui siti che vengono navigati immediatamente dopo l'acquisto (o a volte anche solo dopo una ricerca di un prodotto su Amazon o Ebay) viene visualizzato e pubblicizzato proprio quel prodotto, fornendo un link diretto al sito del venditore.
Del resto chi è che non ricomprerebbe IMMEDIATAMENTE un secondo esemplare dell'oggetto che ha appena acquistato?
E c'è chi paga per avere questo servizio.
Del resto chi è che non ricomprerebbe IMMEDIATAMENTE un secondo esemplare dell'oggetto che ha appena acquistato?
E c'è chi paga per avere questo servizio.
Whirlpool e l'incapacità del ministro del lavoro di capire la realtà.
"Secondo l'azienda, la profittabilità del sito produttivo, nonostante gli investimenti che in questi anni sono di circa 70 milioni, resta sotto la media del gruppo e quindi non più sostenibile."
Chissà se il ministro del lavoro è in grado di analizzare questa affermazione e di capirne il significato.
Sono abbastanza sicuro del fatto che non sia in grado di farlo.
Altrimenti capirebbe che minacciare di chiedere la restituzione di 14, 15 o 16 milioni di contributi pubblici ad un'azienda che ha investito 70 milioni inutilmente sono una minaccia ridicola.
Perché il problema non è la VOLONTA' dell'azienda di rimanere o lasciare, ma il fatto che il SISTEMA ITALIA non è in grado di incentivare nessuna azienda a RIMANERE.
Il problema non sono gli incentivi che Whirpool ha ricevuto, ma la mancanza di infrastrutture, di leggi chiare, di procedure burocratiche snelle, di tasse ed imposte troppo alte.
Il problema è che Whirpool sarà felicissima di pagare qualsiasi cifra, pur di andar via.
Chissà se il ministro del lavoro è in grado di analizzare questa affermazione e di capirne il significato.
Sono abbastanza sicuro del fatto che non sia in grado di farlo.
Altrimenti capirebbe che minacciare di chiedere la restituzione di 14, 15 o 16 milioni di contributi pubblici ad un'azienda che ha investito 70 milioni inutilmente sono una minaccia ridicola.
Perché il problema non è la VOLONTA' dell'azienda di rimanere o lasciare, ma il fatto che il SISTEMA ITALIA non è in grado di incentivare nessuna azienda a RIMANERE.
Il problema non sono gli incentivi che Whirpool ha ricevuto, ma la mancanza di infrastrutture, di leggi chiare, di procedure burocratiche snelle, di tasse ed imposte troppo alte.
Il problema è che Whirpool sarà felicissima di pagare qualsiasi cifra, pur di andar via.
Noa, che ha deciso di morire.
Come al solito, in Italia, la questione diventa "morale" e "culturale" e viene inquadrata in un contesto "collettivo", come se il singolo non avesse il diritto di decidere per sé, trattato come un incapace e minorato.
Noa, che ha deciso di morire, sarebbe stata obbligata a curarsi.
A Noa, che ha deciso di morire, sarebbero state inflitte altre sofferenze, perché analogamente in quanto postulato in Comma 22, «Chi è depresso può chiedere l'eutanasia, ma chi chiede l'eutanasia non è depresso.».
Noa, che ha deciso di morire, non avrebbe dovuto avere la possibilità di scegliere il suo destino, perché secondo i soliti esperti da salotto, la sua scelta è stata viziata "da una prospettiva disperata" e condizionate "dal disturbo e dalla sofferenza".
Noa, che ha deciso di morire, avrebbe dovuto vivere perché qualcun altro non è in grado di capire e valutare la sofferenza che provava, e pretende di minimizzare le motivazioni che l'hanno portata ad una decisione senza ritorno.
Forse, nella mente di tanti commentatori, la soluzione è nel suicidio, magari compiuto in modo eclatante. Forse il problema è tutto qui, nell'incapacità di accettare il fatto che qualcuno possa scegliere di morire, ad un certo punto.
Marco Cappato sostiene che in realtà l'eutanasia per Noa non sia mai stata autorizzata, e che la ragazza si sia suicidata non avendo intenzione di seguire il percorso terapeutico forzato che le era stato imposto.
Noa, che ha deciso di morire, sarebbe stata obbligata a curarsi.
A Noa, che ha deciso di morire, sarebbero state inflitte altre sofferenze, perché analogamente in quanto postulato in Comma 22, «Chi è depresso può chiedere l'eutanasia, ma chi chiede l'eutanasia non è depresso.».
Noa, che ha deciso di morire, non avrebbe dovuto avere la possibilità di scegliere il suo destino, perché secondo i soliti esperti da salotto, la sua scelta è stata viziata "da una prospettiva disperata" e condizionate "dal disturbo e dalla sofferenza".
Noa, che ha deciso di morire, avrebbe dovuto vivere perché qualcun altro non è in grado di capire e valutare la sofferenza che provava, e pretende di minimizzare le motivazioni che l'hanno portata ad una decisione senza ritorno.
Forse, nella mente di tanti commentatori, la soluzione è nel suicidio, magari compiuto in modo eclatante. Forse il problema è tutto qui, nell'incapacità di accettare il fatto che qualcuno possa scegliere di morire, ad un certo punto.
Marco Cappato sostiene che in realtà l'eutanasia per Noa non sia mai stata autorizzata, e che la ragazza si sia suicidata non avendo intenzione di seguire il percorso terapeutico forzato che le era stato imposto.
Noa, che ha deciso di morire malgrado tutto, dovrebbe insegnarci qualcosa.
A tacere, innanzitutto.
venerdì 12 aprile 2019
Sicuramente ha ragione chi sostiene che "la Natura si sta definitivamente consumando, distrutta dal cambiamento climatico, dalla scelleratezza dei nostri comportamenti individuali e pubblici, da un modello economico che mette il consumo – anche culturale e musicale, sempre di consumo si tratta – ancora al primo posto quando non ci sono più le risorse perché questo consumo possa essere appagato.", ma permettetemi di dire che nessuno ha MAI, e sottolineo il MAI, fatto delle proposte alternative serie e sostenibili, per cui mi sarei anche rotto i coglioni di leggere continuamente critiche fini a sé stesse sul comportamento degli altri. Se veramente pensate che i nostri comportamenti individuali e pubblici siano "insensati", iniziate a comportarvi diversamente, dando l'esempio. Altrimenti siete solo dei patetici rompipalle.
giovedì 11 aprile 2019
The only good BUG.
Internet è una severa maestra. Ad esempio, è del tutto inutile correggere a posteriori un articolo in cui, in modo del tutto erroneo e superficiale traduci "bug" con "insetti" invece di "microrganismi", se poi nel link rimane indelebile la traccia della tua castroneria:
https://www.ilmessaggero.it/tecnologia/insetti_spaziali_stazione_internazionale_nasa-4416657.html
Che poi, a guardare bene, le castronerie sono due: quella di chi ha tradotto "bug" con "insetti" e quella di chi ha deciso di utilizzare un prodotto per la gestione del sito che genera link html con i titoli degli articoli.
Le promesse hanno un bruttissimo difetto: una volta che le hai fatte puoi solo mantenerle o incolpare qualcun altro di averti impedito di farlo. Ma nel momento in cui sei l'unico a poter decidere se mantenerle o meno, diventa impossibile uscirne in maniera pulita.
Paragonare questo alla vita mi sembra il modo migliore per sminuire il significato di vita.
In situazioni come queste io vedo solamente una grande, grandissima, espressione di egoismo da parte di chi decide in modo arbitrario di mantenere in vita persone praticamente morte.
In situazioni come queste io vedo solamente una grande, grandissima, espressione di egoismo da parte di chi decide in modo arbitrario di mantenere in vita persone praticamente morte.
mercoledì 10 aprile 2019
Dice Pillon.
Omofobia, Pillon: «In molti mi odiano? Io prego mezz'ora al giorno»
Certo, implorare il tuo amico immaginario è la soluzione migliore.
martedì 9 aprile 2019
Ora e sempre.
I would say I'm sorry
If I thought that it would change your mind
But I know that this time
I have said too much
Been too unkind
If I thought that it would change your mind
But I know that this time
I have said too much
Been too unkind
I tried to laugh about it
Cover it all up with lies
I tried to laugh about it
Hiding the tears in my eyes
'Cause boys don't cry
Boys don't cry
Cover it all up with lies
I tried to laugh about it
Hiding the tears in my eyes
'Cause boys don't cry
Boys don't cry
I would break down at your feet
And beg forgiveness, plead with you
But I know that it's too late
And now there's nothing I can do
And beg forgiveness, plead with you
But I know that it's too late
And now there's nothing I can do
So I try to laugh about it
Cover it all up with lies
I try to laugh about it
Hiding the tears in my eyes
'Cause boys don't cry
Boys don't cry
Cover it all up with lies
I try to laugh about it
Hiding the tears in my eyes
'Cause boys don't cry
Boys don't cry
I would tell you that I loved you
If I thought that you would stay
But I know that it's no use
And you've already gone away
If I thought that you would stay
But I know that it's no use
And you've already gone away
Misjudged your limits
Pushed you too far
Took you for granted
Thought that you needed me more, more, more
Pushed you too far
Took you for granted
Thought that you needed me more, more, more
Now I would do 'most anything
To get you back by my side
But I just keep on laughing
Hiding the tears in my eyes
'Cause boys don't cry
Boys don't cry
To get you back by my side
But I just keep on laughing
Hiding the tears in my eyes
'Cause boys don't cry
Boys don't cry
Boys don't cry
L'ipocrisia naturale.
Dice Oliviero Toscani: "Il vino del contadino fa schifo, per fare buone bottiglie bisogna andare contro la natura".
Come gran parte di tutto quello che viene spacciato per "naturale" e "biologico", quasi sempre sinonimi di schifezze assolute.
Come gran parte di tutto quello che viene spacciato per "naturale" e "biologico", quasi sempre sinonimi di schifezze assolute.
lunedì 8 aprile 2019
venerdì 5 aprile 2019
Castelli in aria.
"«Io e Di Maio – dice Laura Castelli – pensiamo che l’Ocse non abbia approfondito abbastanza la portata politica della manovra». Il viceministro in quota M5S, infatti, è sulla stessa linea del vicepremier che, ieri, aveva interpretato la bocciatura dell’Ocse come un segnale positivo, di un’Italia che sta andando nella giusta direzione rispetto al passato, quando le ricette tradizionali non hanno mai funzionato."
Rispondere in questo modo a dei rilievi di carattere economico spiega benissimo il livello di preparazione di questa gente. Secondo loro una manovra si deve giudicare dalla "portata politica" e non dagli effetti economico finanziari che comporta.
Che poi quando parlano di "politica" intendano demagogia, è un altro discorso ancora.
Che poi quando parlano di "politica" intendano demagogia, è un altro discorso ancora.
giovedì 4 aprile 2019
Roma "faro di civiltà e maestra di accoglienza".
E' per questo che a Torre Maura hanno dato fuoco a cassonetti e camper, per alimentare la luce del faro.
Del resto quando si hanno le idee chiare su come superare l'emergenza dei "campi ROM", non si teme niente e nessuno.
Mentire, mentire sempre.
“Pil? Lavoriamo per crescita più robusta”
«Ovviamente noi confidiamo in una crescita più cospicua, più robusta. Stiamo lavorando per questo. Dobbiamo accelerare assolutamente sulla ripresa, quindi siamo indomiti da questo punto di vista. Nel pomeriggio ci riuniremo al consiglio dei ministri per varare le misure che favoriscono la crescita, di sostegno alle imprese, al lavoro e alle attività produttive».
La scelta delle parole non è casuale, mai. Parlare di "crescita più cospicua" quando tutte le previsioni, unanimemente, vedono una stagnazione se non una flessione del PIL, è illogico. Ma nel mondo dei sogni di questo Governo le "misure che favoriscono la crescita" sono esattamente quelle che tutto il resto del mondo reputa invece che avranno l'effetto contrario.
E' possibile che solo l'Italia, su tutto il pianeta, abbia la fortuna di essere governato da chi è in grado di sovvertire qualsiasi legge economica, semplicemente con la volontà di farlo?
La scelta delle parole non è casuale, mai. Parlare di "crescita più cospicua" quando tutte le previsioni, unanimemente, vedono una stagnazione se non una flessione del PIL, è illogico. Ma nel mondo dei sogni di questo Governo le "misure che favoriscono la crescita" sono esattamente quelle che tutto il resto del mondo reputa invece che avranno l'effetto contrario.
E' possibile che solo l'Italia, su tutto il pianeta, abbia la fortuna di essere governato da chi è in grado di sovvertire qualsiasi legge economica, semplicemente con la volontà di farlo?
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